franco cicerchia sculture e riccio

Sculture e riciclo

L’artigiano spesso recupera la terra di scarto rimpastandola e creando nuove cose. Io voglio che quello scarto sia importante per come è. Anche se apparentemente insignificante e imperfetto, per me è valoroso. Ricostruire con gli scarti una nuova realtà diventa ecologia e lucidità. E’ l’economia
della costruzione: con il minor utilizzo possibile di materia, utilizzando anche le parti scartate ottengo più oggetti.

Ad esempio per costruire la tazza “Via Lattea” ritaglio un cerchio dalla sfoglia rettangolare in creta, ottenendo la base e anche il manico. Dai ritagli nelle lastre di creta ottengo positivo e negativo da attaccare con le calamite sul pannello di ferro. Così come nel discorso dei vasi: dai moduli/scarti che ottengo dal ritaglio ottengo vasi e forme sempre differenti attraverso una costruzione economica ed ecologica. Ogni scarto di un lavoro precedente serve alla costruzione di uno successivo. Mi avvalgo della proprietà di fondersi e di attaccarsi tra gli smalti per aggiustare le rotture ma anche per costruire nuove forme sovrapponendo i moduli.

Come nel KINTSUGI (antica tecnica di restauro giapponese) non butto ciò che si rompe. La rottura di un oggetto non ne rappresenta più la fine. Si deve tentare di recuperare, e nel farlo ci si guadagna. È l’essenza della resilienza. Cercare il modo di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di crescere attraverso le proprie esperienze dolorose, di valorizzarle, esibirle e convincersi che sono proprio queste che rendono ogni persona unica, preziosa.

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